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martedì 21 marzo 2017

Lifestyle e narrativa

Quante volte ci siamo immedesimati nel protagonista di un libro? Quante volte l’eroina di un romanzo è diventata un’icona di stile? Quante volte l’eroe di un’avventura si è fatto mito per i lettori?
D’altra parte il buon narratore sa che caratteri dare, al suo personaggio. Cerca di vestirlo dei panni dei sogni, lo fa vivere come vorremmo vivere o come sappiamo vivere o come potremmo vivere. Gli cuce addosso uno stile, quello stile. Lo fa pensare e comunicare nel modo che più ci lusinga, ci seduce, ci persuade.
Perché il buon narratore raccoglie e poi esprime. Perché il buon narratore è un pragmatico, un romantico, un guardone, una spugna. Perché il buon narratore gode a emozionare.

Rifletto sul lifestyle. Rifletto sul potere delle parole. Rifletto su quello che può farsi tendenza, esigenza, piacere. Rifletto sul fascino che può ammantare qualsiasi condizione sapientemente raccontata… 

lunedì 13 marzo 2017

Offerte di lavoro

C’è ben poca offerta, pensiamo tutti, in tempi di carestia.
Eppure c’è chi vive, occupandosi di offerte di lavoro. Figure professionali e siti dedicati proprio al punto di incontro domanda/offerta, a gestire la ricerca (e ahimè pure selezione e valutazione), a occuparsi della mitica job description.
Proprio mitica, in tempi in cui a descrivere mansioni, skills e finalità, ci stanno magari  inesperti stagisti, improvvisati del lavoretto da scrivania o incompetenti patentati.
Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere, a scorrere le mail di infojobs con una sfilza di offerte di corso per qualcosa che, se va alla grande è gratis altrimenti è pure a pagamento. Insomma la nuova offerta di lavoro in molti casi è l’offerta di un corso per imparare un lavoro che non troverai.
D’altra parte è pur vero che offerte di lavoro serie e molto reali ci sono eccome, tutte inerenti ad alcuni specifici ruoli e destinate a ben definite professionalità. Linkedin può fornire utili tracce.
Quello che mi sconcerta è che molte delle aziende all’autentica ricerca di queste risorse umane vogliano ancora la persona fisicamente in sede. Perché? Certe attività, che svolgo professionalmente, si eseguono da casa in modo eccellente con minori costi per il mio committente. Non solo. Si misurano comodamente, in risultati e non certo in ore, si fondano su responsabilità, competenze, fiducia, quindi non richiedono un cartellino, un controllo visivo, una routine. Anzi. Sono lavori essenzialmente creativi e che dovrebbero sempre essere affidati a chi sa organizzarsi in modo autonomo.
E non parlatemi, in questo caso, di visual, di team e atmosfera da condividere. Questi sono concetti molto importanti, sia ben chiaro, ma si possono rispettare, attivare, favorire, anche in remoto. Of course. Aggiungo che molte aziende è ora capiscano che è proprio <fuori> che si raccolgono i desideri, le necessità, i sogni, le tendenze ovvero i preziosi orientamenti del racconto e della produzione...
Ho l’impressione che si stenti a compiere il salto. Finalmente è stato compreso che servono umanisti, comunicatori, strateghi del brand storytelling on line, social media manager, ma è una sorta di comprensione senza ali, ancora rigidamente ancorata allo schema dell’organigramma.

A dirla tutta è anche un po’ buffo per me immaginare un ‘collega’ che sta connesso al mondo rigidamente dalle 8 alle 17 o dalle 9 alle 18… 

giovedì 9 marzo 2017

Peggio di così non può andare

Peggio di così non può andare.
Spesso questa consapevolezza libera energie e creatività.
In effetti non molliamo, semplicemente ci affranchiamo da qualsiasi appiglio e l’appiglio, ricordiamolo, può essere un lacciuolo, un riferimento vecchio e stanco, esattamente la cosa che ci ha trascinato nei guai, una zavorra.
Ecco che a volte, chi tocca il fondo, ha risorse magnifiche, per risalire.
Sono risorse emotive. Sono fantasie che altrimenti rimarrebbero soffocate nelle abitudini, nei rinvii, nelle paure. Sono le ricchezze interiori che si accumulano con la conoscenza del dolore o della tristezza o della fatica.
Si accendono parecchie luci, quando peggio di così non può andare. Una di queste è la capacità di sognare e sperare, quasi di costruirsi un mondo immaginario dove tutto funziona. Già. Ed è proprio lì che inizia il percorso di risalita.

Più che scrivere storie, credo nel loro cammino.

giovedì 2 marzo 2017

Diventare leggenda

Parto da quattro pensieri:
Realizzare la propria Leggenda Personale è il solo dovere degli uomini. Tutto è una sola cosa. E quando desideri qualcosa, tutto l’Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio.
(Paulo Coelho)
Il valore fondamentale della leggenda è di fondere i secoli preservando il senso, quasi per osservare tutte le epoche in uno scorcio d’effetto.
(GK Chesterton)
I fatti sono perituri, solo la leggenda resta, come l’anima dopo il corpo o come il profumo nella scia di una donna.
(Amin Maalouf)
Alcuni luoghi parlano con voce distinta. Certi giardini stillanti reclamano a tutti i costi un delitto; certe vecchie case esigono di essere popolate da fantasmi; certe coste sono messe da parte per i naufraghi. Sembrano ancora in attesa della leggenda giusta.
(Robert Louis Stevenson)
Che lo spunto sia reale o fantastico, è il racconto che crea la leggenda.
Quando qualcuno si muove a narrare così bene da destare interesse e attenzione nasce un personaggio o qualcosa destinato a farsi tradizione, culto, mito, credenza, esempio, aspirazione, riferimento, emblema.
Anche a questo, servono i ghost writer: a portare in scena una storia attraendo spettatori e poi ammiratori o emulatori o sognatori o seguaci…

In fondo l’umanità ha bisogno di emozioni e, nella leggenda, ne trova così tante da aver voglia di viverla. Già, leggere una leggenda per imparare a diventare, leggenda.

mercoledì 22 febbraio 2017

Io, ghost writer del pensiero emotivo

La mia vita da ghost writer sembra un viaggio razionale nel mondo emotivo e, talvolta, un viaggio emotivo nel mondo razionale.
L’attività mentale razionale e quella emotiva si combinano in vari modi, di certo però il primo istinto è emotivo, pesca nella dimensione più primitiva, affonda nelle percezioni, si nutre di sensibilità sottili. La <conoscenza> di sé e degli altri attraverso il profondo substrato emotivo è una specie di bagaglio in divenire, un concentrato di intuizioni e di sensazioni, una sintesi di comprensione e di slancio.
Le antenne particolarmente recettive forse sono una qualità innata ma credo che comunque si affini e maturi in un cammino di consapevolezza. Qualcosa che assomiglia al desiderio e al bisogno di entrare in contatto con orizzonti sempre più larghi di ‘spiritualità’.
La scrittura emotiva ecco che diventa un plus dell’espressiva, della creativa, una narrazione che riesce a dare forma al pensiero emotivo senza imbrigliarlo troppo nella ragion pura, che porta a galla pulsioni quasi inconsce, che libera il trasporto di pancia.

C’è un mondo, nel patrimonio emotivo. Un mondo capace di arrivare e toccare infinite corde. E io me lo godo, tutto.

giovedì 9 febbraio 2017

Il pensiero ammaliante

Basta un poco di zucchero e la pillola va giù
Possiamo variamente interpretare Mary Poppins, il suo messaggio e la formula della dolcezza con la quale accogliere ciò che non ci va giù.
E, naturalmente, possiamo diversamente rapportarci alla formula magica supercalifragilistichespiradiloso…
Quello su cui non abbiamo scelta è il potere di un atteggiamento e delle parole che lo accompagnano. Tutti vorremmo possedere quelli della felicità e del benessere e tutti siamo irrimediabilmente attratti dalla possibilità di intuirli e farne bandiera.


Alle produzioni, alle aziende, ai venditori, agli scrittori, ai maghi del cinema, questo interessa moltissimo. Molto più di ciò che porgono conta come riescono a farlo, il pensiero ammaliante che riescono a metterci dentro…

lunedì 6 febbraio 2017

Raccontare l'angoscia

Spesso la scrittura è una sorta di ‘valvola di sfogo’, non per sputar fuori il rospo dei dolori, della rabbia o della tristezza ma per evadere. Scrivere diventa vivere un mondo parallelo, dove anzi trionfano la gioia, l’avventura, l’allegria.
Del resto è quello che si può fare anche in altri modi. Esorcizziamo quello che non va nei nostri giorni buttandoci a capofitto in un hobby, ad esempio. Distrarre le attenzioni dal ‘male’ per concentrarle sul ‘bene’ senza dubbio alleggerisce o, almeno, regala qualche sana pausa, un’illusione necessaria, forse addirittura una speranza.

Paradossalmente, ma non troppo (diciamo solo in apparenza) c’è poi chi sceglie di raccontare l’angoscia. Anche questo, vi assicuro, è un’eccellente maniera per tenerla a bada. Più ci entri dentro e più ne esci in qualche misura vittorioso. Ti liberi e ti riconosci il diritto alla disperazione, alle lacrime, alla paura, al patema, all’ansia. In una <cultura> che mette spesso il silenziatore ai drammi della vita avere il coraggio e la forza di urlarli aiuta e, soprattutto, dona a molti altri una chance, una luce, un appiglio…li strappa dalla solitudine.