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domenica 22 novembre 2015

Gestire un blog: il ghostblogger

Artisti, personaggi pubblici, aziende, associazioni, aprono sempre più spesso un blog. Il blog è infatti uno strumento di comunicazione molto più veloce, dinamico, flessibile del sito. Consente di interagire con il pubblico, di interfacciarsi con google+ e con i social media, di pubblicare testi, video, musiche con una funzionalità snella ed accattivante.
Il blog è più intimo e caloroso di un formale, e spesso asettico (e immobile!), sito.
Il ‘problema’ è sempre la gestione: il linguaggio e le regole SEO per l’ottimizzazione, l’aggiornamento costante, il concept gradevole, le variabili di originalità. Per questo lavoro molto come ghostblogger. Creo e curo i blog di personaggi, imprese, gruppi: dal blog appunto ‘d’artista’ a quello sociale o commerciale fino al blog informativo, satirico o a tema.
Gestire diversi blog è una grande esperienza, uno spaccato culturale ampio e variegato ma anche una speciale finestra sulle dinamiche reali e virtuali. Questo fa la differenza, in termini di idee per l’immagine e la sostanza.
D’altra parte sono anche una blogger da quasi 15 anni…ne ho scritte e lette davvero di tutti i colori!

mercoledì 18 novembre 2015

Anti-crisi piccole imprese

La difficile congiuntura economica, la crisi di liquidità, l’impossibile accesso al credito, le complessità burocratiche, le novità del mercato hanno pesantemente segnato le piccole imprese e la loro ‘motivazione’. La passione, le idee, i progetti si sono forse scontrati con la realtà ma, sicuramente, hanno anche subito una battuta d’arresto emotiva.
Un po’ di timore, un po’ di delusione, un po’ di disorientamento. Un mix contorto e soffocante che rischia di diventare micidiale se si somma a una certa cocciuta ‘cultura’ del consolidato, del consueto, dello storico.
Mancano spesso voglia e capacità di intercettare il mutamento, di parlare la lingua di oggi, di sentire quello che c’è nell’aria, di mettere in moto e assecondare il proprio intuito creativo. E il coraggio di affidarsi. Anche al ghostwriter, certo. Perché non bastano gli slogan  attraenti, le inserzioni su un giornale, le formulette promozionali. Macché, ci vuole un cambio di comunicazione. Interna ed esterna.
Occorre attivare un circolo virtuoso. Le parole sono ‘miracolose’? Possono esserle se colgono davvero l’essenza delle situazioni, svelano il significato e la direzione degli eventi, anticipano e rappresentano la visione ad orizzonte allargato. Se arrivano. Già. Sono frecce all’arco dell’azienda che sa mandarle dritte al bersaglio. Lo scrittore fantasma, il ghostwriter, il segreto alchimista delle espressioni al servizio delle imprese è un po’ come un tiratore scelto. Ma, attenzione, non è un pubblicitario. Fa un lavoro da cielo a terra. Capta, assorbe, elabora, amalgama. Un passo oltre, un passo fuori, un passo alternativo.
Il tempo cammina, il mondo si trasforma, l’azienda deve muoversi con la stessa energia e allo stesso ritmo.

venerdì 13 novembre 2015

Vita da ghostwriter

Intensa, difficile, stancante, randagia, precaria ma stupenda. Già, colma di stupore, bellezza, ricchezza.
Sapere che scoperte ed emozioni sono il colore dei miei giorni è elettrizzante e commovente insieme.
Lo ripeto spesso perché la passione, davvero, mi ricambia con doni preziosi.
L’ultima chicca è di un autore committente che, in corso d’opera di ghostwriting, mi scrive: <mi sento come uno che sta alle spalle di uno scultore e vede emergere la figura da un blocco inanimato di marmo>.
Letteralmente mozzafiato.

sabato 7 novembre 2015

Fantascienza in formule brevi

Il genere fantascienza ha moltissime espressioni, nella narrativa, in fumetto, al cinema, nei videogiochi. Lo spazio è enorme perché la storia può essere ambientata nel passato, nel presente o nel futuro, sul pianeta terra o altrove, intorno a un tema scientifico o tecnologico che è sviluppato in qualsiasi chiave attraverso protagonisti dal volto umano, robot, animali, mostri e creature non ben identificate.
Questa ‘larghezza’ non deve indurre a credere che sia facile. Scrivere un racconto di fantascienza vuol dire rivolgersi a un pubblico esigente, che ha letto grandi opere, avvezzo a mondi fuori da ogni riga, avido di scenari inesplorati. E, d’altra parte, attento a una sorta di ‘veridicità’ che taluno chiama coerenza di trama, altri sostenibilità fantastica, altri ancora realismo d’avanguardia.
Insomma non bastano un pianeta dal nome astruso, figure verdi, schermaglie stellari. Molto, moltissimo è già stato brillantemente elaborato da penne eccellenti. Ecco, ci vuole una ‘fantasia scientifica’ di qualità, veramente originale e…credibile. Già.
Proprio per questo negli ultimi tempi è stato molto difficile affacciarsi al genere in maniera incisiva e travolgente. E proprio per questo forse sono spuntati i racconti brevi, di fantascienza. La tenuta di centinaia di pagine richiede maestri, in questo genere. Il breve è un approccio più abbordabile e può ambire a qualche risultato di incisività.
Non voglio scoraggiare, tutt’altro. Mi piace solo sollecitare, se mai, gli audaci preparati. Perché bisogna dirlo: c’è studio, e non poco, nel romanzo di fantascienza.

venerdì 23 ottobre 2015

Il racconto feroce

Il racconto feroce non è cattivo, macché. Fa a brandelli tutto e tutti per centrare la realtà. Spoglia il mondo perché sia più vero. E’ un fatto di essenza nuda, delle cose, del tempo, degli animi.
Lo fa con ironia spinta, piglio astuto, euforia sbracata. Lo fa come gli pare. Ma alla fine è di una dolcezza amara e disarmante. Che un po’ restituisce ai lettori la chiave dell’esistenza, quella senza fronzoli e forzature.

Evviva, bisognerebbe dire. E allora diciamolo. Mica all’audacia, al romanticismo di chi anela almeno a uno spiraglio di autenticità.

martedì 13 ottobre 2015

Hard

La mappa –o il labirinto- dei generi letterari è a prova di bussola. O forse è un problema tutto mio, quello del genere. Da ghostwriter incontro spesso la difficoltà di identificazione: è difficile inquadrare in modo netto alcuni romanzi o racconti che, appunto nell’identificazione stessa, patiscono una sorta di marchio non proprio fedele e corretto. Sono meravigliosamente in bilico.
Poi l’autore ne ha comunque bisogno per stare dentro le collane delle case editrici, per sottoporre il libro a quelle giuste (nel senso di potenzialmente interessate), per poterlo presentare nella prima approssimazione di una scheda. Insomma devo affrontare per forza la questione dell’<etichetta> ma è davvero l’unico momento che non amo del mio lavoro. 
Ora mi ritrovo a riflettere sulle vie del porno, dell’hard, del romanzo erotico e francamente mi accorgo che il terreno è più scivoloso che mai. L’umido o appassionante mood o risvolto di certi racconti non sta tanto nel linguaggio più o meno esplicito, nella trama di respiro più o meno ampio, nelle caratterizzazioni psicologiche più o meno profonde, nelle ambientazioni più o meno storiche, sociologiche eccetera, quanto nel mix ‘perfetto’, nella capacità evocativa e suggestiva, nell’afflato dello stile complessivo.
E’ come valutare un nudo o un abbigliamento di ‘volgare’ sensualità. Le sfaccettature sono molte, i confini sono labili, le atmosfere giocano un ruolo forte. Hard è una sorta di eros rock? Può darsi lo sia nelle scene, è vero. L’erotico ha vene più sottili, di intreccio emotivo, di pieghe scabrose o suadenti? Può darsi lo sia nelle ispirazioni, è vero.
Ma un libro fatto e finito è un mondo, migliaia o milioni di mondi. Il lettore lo interpreta sulla sua pelle, lo apre con la sua chiave, lo vive nella sua realtà. La pornografia, lo sappiamo, è concetto liquido, di cultura e costume, di sensibilità individuale, anche di esperienze concrete. Una storia di sesso e amore ha un’infinità di relazioni e connessioni, tocca una quantità di corde inimmaginabile. 
Una visione sciolta e disinibita può dare un’etichetta, un’ottica più rigida e pudica probabilmente ne da un’altra. 
La mia professionalità impone più rigore e determinazione nei parametri, nelle caratteristiche, nei paletti, lo so, sono costretta a farmene una ragione, però intimamente resto con le mie percezioni più aperte e fluide.

sabato 3 ottobre 2015

L'euforia della scrittura

Sono una persona molto fortunata, davvero. Faccio il ‘mio’ mestiere. Scrivo ore, ore, ore, giornate intere. Trascorro beate notti insonni a caccia di sfumature e parole. Godo a saltellare da un’atmosfera all’altra. Imparo una quantità enorme di cose. Conosco persone e pensieri che sono orizzonti infiniti.
Mi prendo una dose generosa di complimenti. Condivido ansie e allegrie. Sorrido a gogò. Mi lascio travolgere dalla commozione.
Impegnativo e faticoso ma straordinario.
Ogni servizio di ghostwriting è molto più di un’avventura. E’ un dono del cielo. Una ricchezza immensa. Una carica di energia eccezionale.
L’euforia della scrittura è la mia, quasi unica, virtù.
Danzo tra un saggio di psicologia, un romanzo socio-economico dal taglio graffiante e grottesco, un racconto ad alto tasso sentimentale e un libro a trama strong, on the road.
Nel tempo libero scrivo testi per siti, faccio la ghostblogger, curo pagine facebook di artisti, aziende, personaggi pubblici e faccio la freelance per Playboy, Salute&Natura, Globo, Insieme in Cucina.

Non mi annoio, mai.