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lunedì 5 settembre 2016

Cerco un buon ghost writer

Se tutto è relativo lo è anche il concetto di <bontà> del ghost writer. Anzi, non vi è neanche una definizione che si ispiri a criteri culturali di un tempo-luogo, quelli che almeno possono valere per un numero piuttosto rilevante di persone. Spesso il ghost writer è buono per certi autori, per certi generi letterari, per certe storie, quasi fosse una valutazione di pelle, come si usa di dire. Quasi intima e difficilmente spiegabile.
Non mi avventuro in considerazioni più approfondite per sommo rispetto alla libera scelta dei committenti. Solo mi è sempre piaciuto individuare in umiltà e sensibilità due virtù idonee al servizio di ghostwriting.
Ve ne sono molte altre, sia ben inteso, ma queste sono già bellissimi abbozzi di un identikit promettente.

Detto ciò ciascuno incarichi la sua ‘migliore ombra’, il proprio scrittore fantasma ideale, la tastiera che sente più affine ai desideri che tiene nel cassetto!

mercoledì 20 maggio 2015

Ghostwriter

Quando la professione coincide con la passione lavorare è un privilegio, non vi è dubbio. Ecco, faccio il mio mestiere –come mi piace chiamarlo e considerarlo- con una dose di piacere indescrivibile.
Quante inebrianti avventure!

Naturalmente il godimento non esclude la difficoltà. Anzi. Pensate, per esempio, alla fase spugna. Già, il ghostwriter innanzi tutto assorbe. Non potrebbe essere diversamente: per calarsi nell’autore bisogna berne, sentirne, respirarne lo spirito. Per una buona ricezione occorrono antenne, umiltà, curiosità, rispetto, intelligenza. Altro che tecnica. Certo, si affina anche quella, ma c’è qualcosa a monte di tutto che non si impara: forse è proprio la sensibilità.