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mercoledì 15 aprile 2015

Scrittura sociale

Mi piace prendere spunto da questo pensiero della grande Marguerite Yourcenar per una piccola riflessione.
In ambito di scrittura ‘sociale’, intendendo per sociale quella che si occupa di temi sociali, quella che tocca problemi e risvolti umani della cultura in uno spazio/tempo, quella che indaga nei fenomeni del costume, gli autori esordienti tendono a incorrere in due, opposti, pericoli. Il primo è quello dell’emulazione ovvero scimmiottare l’argomento e lo stile che ha già qualche successo in libreria. Il secondo è la forzatura anticonformista.
Un buon ghost writer ha il dovere di interpretare il pensiero dell’autore ma anche quello, a parer mio, di limitare ove e quanto possibile, il rischio di un libro in odore di una delle suddette trappole.
Occorrono libertà e audacia ma anche ragionevolezza e onestà intellettuale. Non si tratta di premere il piede sull’acceleratore ma di procedere alla velocità migliore per la storia che si narra. E non solo. Bisogna sempre, e sempre andrebbe sottolineato, rispettare lettore, buon gusto e ‘saggezza’.
Vi è una misura, pressoché per tutto.
Quanto poi al buio è indispensabile ricordare quante parentesi di meditazione andrebbero aperte. Spesso un ‘bel’ libro è quello scritto con sofferenza, da chi le tenebre le ha vissute, in una posizione scomoda. Questo è un esempio. Minuscolo, in verità. Si può aggiungere che la profondità non nuoce, mai. Inutile imbrattare la carta di banalità ben scritte. Ed è ancora solo un esempio. Disubbidire vuol dire avere il coraggio di uscire dalle regole ma anche la capacità di sopportare ciò che ne deriva, argomentare le motivazioni, sostenere il ritmo della battaglia. Siamo sempre a un esempio. Ve ne sono molti altri. Che anche l’ottimismo non è sciocca e leggera euforia, è carica umana e forza di idee.

Insomma chi vuole avventurarsi in certe terre deve avere i sensi pronti e il passo equilibrato. Vale anche per il ghost writer.

martedì 24 marzo 2015

L’audacia della scrittura

Immagino l’autore che rischia, la trama che se ne infischia di essere troppo audace, la storia che sfida gli orizzonti.
Sia chiaro però, mi piace solo quando è spirito schietto. Roba viva, intendo. Ecco, la scrittura deve assecondare, rappresentare. Essere adeguata al coraggio autentico, non vestirsi di coraggio forzato.
E’ una partita, quella tra pensieri e parole, che trionfa nel pareggio.