Produrre
contenuti, ovvero principalmente testi, per i social media è una delle
principali attività di chi come me si occupa della comunicazione per artisti,
aziende, personaggi pubblici (tra i quali imprenditori e manager che vogliono –
giustamente – avere anche pagine personali).
Curare
i testi, in sintesi significa:
Scrivere
bene. L’era dei discorsi zeppi di slogan è tramontata. La cattiva abitudine di
maltrattare e abbreviare l’italiano è già poco gradevole in un messaggio di un
ragazzino. L’uso di una terminologia da super specialisti è francamente da
riservare a sedi e lettori di settore. Per una comunicazione professionale
efficace conta conoscere bene la lingua italiana. Evviva.
Personalizzare.
Bisogna fare in modo che i social esprimano la personalità e i tratti
distintivi dell’Azienda, dell’artista, del personaggio. E bisogna individuare
bene cosa e a chi comunicare. Come farlo sarà la combinazione tra ambito/
specificità e linguaggio.
Captare
e gestire il flusso. Intercettare quello che c’è intorno, interagire, ampliare
la cerchia del target, stabilire connessioni è essenziale.
Monitorare.
Da una strategia iniziale con la quale si imposta un piano di azione che andrà
costantemente verificato e se necessario ritoccato si sta sui social prestando
massima attenzione a quello che generano. Non si tratta solo di valutazioni di
periodo ma di veri e propri studi di risposta o test di innovazione.
Quello
che è vietato oggi sui social è immaginarsi al mercato con la bancarella.
Vende
bene chi non vende. Raggiunge il pubblico chi lo attrae. Il miglior
modo di parlare di sé è essere.
D’altra parte quello che
vale sul fronte del web si riscontra anche sulla carta stampata. E’ vincente
l’imprenditore che si presenta con una storia aziendale fatta di amore, ironia,
avventura. E’ perdente quello che vuole scrivere un libro di numeri. Sono
sempre il ghost writer del primo, del secondo non riesco ad accettare
l’incarico.
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